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Il Coronavirus sale in cattedra e ci regala 4 lezioni magistrali.

Inutile negarlo, in questi giorni il tema sul Coronavirus la fa da padrone. Non si parla d'altro. Ma noi crediamo che sia già arrivato il momento di trarre alcune conclusioni, o perlomeno delle lezioni in un'ottica manageriale e aziendale. Almeno ci proviamo. Vediamo che cosa intendiamo.

Da domenica 23 febbraio lo scenario del nostro Paese è completamente cambiato, in modo rapido e quasi imprevisto.

Certo, i segnali c'erano tutti. Da quasi due mesi telegiornali e stampa non facevano altro che parlare di Cina, virus, Coronavirus, pandemia ecc. Ma le cose sembravano molto lontane o comunque non riguardare noi. E invece...dal 23 febbraio si è sparso il panico. Tutto è improvvisamente cambiato. Il Coronavirus è in Italia!

Un impatto immediato con effetti molto gravi che vedremo solamente tra qualche mese. Ma che lezioni possiamo trarre da un virus che non siano solo il "lavarsi spesso le mani", "non frequentare le zone rosse" e "indossare la mascherina"? Secondo noi moltissime. E alcune di loro estremamente interessanti anche per le organizzazioni. Certo, abbiamo allargato molto il punto di osservazione, ma se non lo variamo in occasioni come queste, il rischio è di rimanere sempre allo stesso punto, di non progredire. L'innovazione a volte passa anche da piccole cose.

1. La prima lezione è che il cambiamento fa spesso e ancora paura e che spesso ce ne facciamo cogliere impreparati. Sì, non è lezione nuova questa...lo ammettiamo. Ma se ogni volta che si attua un cambiamento, né inaspettato né tanto meno improbabile, noi dobbiamo attivare misure di emergenza, mettere "toppe" beh...forse non stiamo imparando molto dai ripetuti segnali che ci arrivano. Lo sappiamo che il cambiamento fa paura; è insita questa emozione, nella natura umana ma dobbiamo pensare che il cambiamento fa parte della vita...personale, economica, sociale, aziendale di tutti noi. E qual è il più grande cambiamento introdotto dal Coronavirus? La distanza, il rallentare, il dover supplire all'ineluttabile e alle imposizioni, il dover fare con quello che si ha. Un solo cambiamento, un virus che si insinua tra di noi, e tantissime risorse e lezioni si palesano ai nostri occhi. Partiamo dal primo fattore: la distanza, che ci dona la seconda grande lezione del Coronavirus.

2. La distanza. Lavorare a distanza è (forse, quasi...) possibile se non necessario. Stiamo parlando di smartworking, signori. Quello temutissimo strumento che rende i lavoratori pigri, i manager che devono abbandonare il controllo e l'azienda che non lo vuole applicare perché forse è percepito come uno spettro più che un nuovo modello organizzativo. Arriva qualcosa (il Coronavirus) di esterno che ce lo impone e...magicamente scopriamo che è possibile se non addirittura necessario! I lavoratori fanno tutto quello che devono fare anche da casa accorciando le distanze e dimostrando che le aziende non crollano se non sono tutti presenti alla scrivania...Non è importante DOV'E' la scrivania, ma sono importanti il senso di responsabilità, l'autonomia e la libertà. E magicamente il lavoro si fa lo stesso. Paradossalmente, le aziende più in difficoltà sono quelle che non si sono attivate in tal senso. Occorre investire nella crescita e nei comportamenti proattivi sempre invece che concentrarsi sul controllo e sugli stili direttivi e militareschi.

3. Rallentare. La chiusura di siti produttivi, la riduzione delle attività aziendali e degli spostamenti hanno avuto un impatto anche sul ritmo del nostro lavoro. Sono saltati appuntamenti, incontri e riunioni...anche quelli che riguardano poche persone e non solo quelli coinvolti dalle disposizioni regionali, ossia convegni, convention, congressi ecc. Ecco quindi che il tempo si dilata, le persone rallentano senza inficiare l'efficienza. Le riunioni poi che vengono svolte in questo momento sono fatte in orari decenti (sì anche quando ci si collega a distanza), molto più efficaci e con un ordine del giorno stringato, chiaro. Si abbandonano chiacchere, divagazioni, si diventa più efficienti perché...si devono limitare i contatti umani. Ah... ma allora gestire il tempo si può! Gestire una riunione in modo programmatico ed efficace lo sappiamo fare! E anche gestire il tempo è fattibile! Pensiamo a quanti appuntamenti fissati per niente, quando basta una telefonata, quanti spostamenti possiamo evitare, quanti costi abbattere e quanto tempo trovare e organizzare in modo migliore?

4. Il dover supplire all'ineluttabile e alle imposizioni ci fa capire (di nuovo) che non siamo invincibili, che un'organizzazione può crollare da un momento all'altro. E quindi? Dobbiamo diventare antifragili. (Vi ricordate? Ne abbiamo parlato qui in tempi non sospetti). Esposti alla volatilità, dobbiamo imparare a trarne beneficio e ad uscirne più forti di prima.

Ecco che i concetti di vision, strategia, programmazione e lungimiranza non sembrano, oggi, solo invenzioni di società di consulenza, formatori e guru che si palesano in azienda con l'ultimo prodotto da vendervi ma hanno un loro perché...

Quattro importanti lezioni che ci vengono da un virus...ma che sono sempre state alla nostra portata, davanti ai nostri occhi.

Che fare quindi adesso? Diventare lungimiranti e far sì che queste lezioni non passino quando cesserà l'emergenza. Perché cesserà... arriverà la primavera e poi l'estate, e tutto cadrà nel dimenticatoio. Tireremo un sospiro di sollievo e ripiomberemo nel nostro torpore...tanto mica capiterà subito di nuovo no? E poi ce l'abbiamo fatta comunque! Ecco, è proprio questo che dobbiamo evitare. Iniziate a ridurre le distanze, inserite lo smartworking in azienda. Veramente. Non succede nulla...anzi si possono aprire altre possibilità e si può essere operativi anche nelle emergenze. Come? La Regione Lombardia ha messo a disposizione dei finanziamenti a partire dal 2 aprile. Qui trovate tutte le indicazioni.

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