• Cristina Speggiorin

Il lavoro flessibile: freccia o boomerang?

Chi lo chiama smart working, chi home working, chi agile working...insomma, ci riferiamo a quella forma di lavoro che dovrebbe essere flessibile e che viene decantata come la soluzione a tutti i mali. Ma è così?


Nel 2019, un anno prima dello scoppio della pandemia da Covid-19, vari sondaggi condotti dai vari osservatori sul lavoro, sostenevano che l'80% dei lavoratori preferirebbe lavorare per un'azienda che offre orari di lavoro flessibili.

E si parlava di smart working, di flessibilità: si intensificavano i corsi di formazione, i convegni e i congressi sul tema nonché le trattative sindacali, i libri, gli esperti...

Poi il lockdown ha costretto quasi il 100% dei lavoratori a lavorare da casa. E la flessibilità è diventata una necessità, un obbligo.

E ora? A due anni dal primo lockdown ancora si discute: chi è pro, chi è contro, chi sostiene che indietro non si torna.

E qual è la nostra posizione? L'ultima: indietro non si può e non si deve tornare. Ma è necessario farlo con criterio e scrupolosità e non sull'onda emotiva.

Vediamo che cosa intendiamo


Il lavoro flessibile come una freccia

Pensando al contenuto di questo post ci è balzata nella mente un'immagine: una freccia e un boomerang.

Iniziamo dalla freccia. Cosa fa una freccia? Colpisce un bersaglio, fa centro, indica una direzione dritta e lineare, potente.

Ecco per noi il lavoro flessibile (poi trovate voi l'etichetta che vi piace di più) è una freccia: necessaria per stare in piedi nel mercato e nel mondo del lavoro sempre più VUCA. La flessibilità è necessaria per contrastare la Yolo Economy e la Great Resignation. Sempre più assistiamo a lavoratori che lasciano il posto di lavoro, si dimettono alla ricerca di qualcosa che possa dare un senso diverso alla propria esistenza. Vivere per lavorare e non lavorare per vivere sembra non soddisfare quasi più nessuno. Il lavoro è importante, ci permette di vivere, di darci le possibilità economiche per fare un viaggio, una vacanza, concederci uno sfizio, avere tempo libero. Quindi è quasi necessario. Ecco perché il lavoro flessibile è un'arma potente in mano alle organizzazioni di oggi per intrattenere i talenti: un giusto compromesso per ottenere un nuovo equilibrio. Certo non è facile, né immediato...ma come si diceva prima, tornare indietro non paga. Anzi, ci fa perdere qualcosa.


Il lavoro flessibile come un boomerang


Ma il lavoro flessibile ha dei risvolti negativi? Sicuramente sì, ci rispondereste. Soprattutto se siete manager o imprenditori. I lavoratori (forse) vedrebbero solo elementi positivi.

Noi ci siamo informati un po' sull'argomento e ci siamo imbattuti sui risultati di una recente ricerca che ha messo in luce un dato paradossale: il lavoro flessibile potrebbe avere un impatto negativo sulla motivazione intrinseca dei lavoratori? Sembrerebbe proprio di sì.

Ecco il boomerang insidioso!

Lo sappiamo, qualcuno di voi sta già pensando un "visto? Io lo so da un po'..."

Ma vediamo bene cosa intendiamo e come la cosa può essere affrontata in modo consapevole.


Motivazione estrinseca e motivazione intrinseca


Partiamo da una distinzione sulla motivazione. Quella estrinseca è la motivazione che ci fa eseguire un'attività o raggiungere un obiettivo per una ricompensa esterna (premio, aumento, fama, potere aggiuntivo...); la motivazione intrinseca invece ci spinge ad agire perché l'attività è di per sé gratificante, piacevole, soddisfacente, ci fa crescere...indipendentemente dalla ricompensa. Quest'ultima è già dentro di noi.

Fermi tutti! E il lavoro flessibile incide proprio sulla motivazione intrinseca? Gravissimo! Eh sì, perché questa ricerca condotta negli Stati Uniti sembra proprio aver scoperto che lavorare in orari non standard, come il fine settimana o le vacanze, riduce significativamente la motivazione intrinseca delle persone, rendendo il lavoro meno stimolante e piacevole. Perché una politica di cui i dipendenti sembrano essere così entusiasti finisce per farli sentire peggio?



La risposta è nelle norme sociali

La risposta sta nelle norme sociali, una delle forze psicologiche più potenti della nostra vita: Fateci caso: tutto ruota attorno all'orario 9-18 dal lunedì al venerdì. Le nostre agende, le app, sono tutte programmate così: il festivo? E' rosso. Il weekend? E' barrato. Sono già impostate così. Di conseguenza molte attività, molto altro nei fine settimana è "spento". Ecco che lavorare nei giorni di riposo comune fa sentire quasi "sciocca" la persona. "Chi me lo fa fare? Devo essere proprio stupido. Per che cosa poi?"

Dai che l'avete pensato anche voi... ma in alcune culture la domenica è il giovedì...

La ricerca di cui sopra, ha riportato che la motivazione e il divertimento erano significativamente più bassi quando i dipendenti lavoravano in un giorno festivo, anche se entrambi i giorni cadevano di lunedì e i dipendenti erano impegnati in attività lavorative simili.


La buona notizia

E allora? Tutto questo gran parlare sui benefici del lavoro flessibile è basato su una bugia?

No, esistono anche le buone notizie: è possibile conservare la motivazione.

Come?

Modificando consapevolmente la propria mentalità, le persone possono essere in grado di preservare la motivazione mentre continuano a raccogliere i benefici di un orario flessibile.

Ecco cosa suggeriscono i ricercatori che hanno raccolto moltissimi dati in vari esperimenti.

Facciamo un esempio: può succedere di pianificare di approfittare di un lungo volo per lavorare, ma quando vi sedete e avete davanti a voi uno schermo pieno di opzioni di intrattenimento in volo, questo può smorzare la vostra motivazione a lavorare. Allo stesso modo, potreste essere entusiasta di prendervi il venerdì libero e lavorare di domenica... ma quando aprite il calendario e vi viene ricordato che state lavorando nel fine settimana, può essere altamente demotivante, portandovi a percepire il lavoro come meno coinvolgente e divertente di quello che avreste fatto se aveste lavorato di venerdì. Notando questi spunti e sostituendoli proattivamente con suggerimenti che aiutano a cambiare il modo in cui pensiamo agli orari di lavoro non standard, può aiutare a rimanere motivati quando lavoriamo in un orario non tradizionale.

La flessibilità è una manna per l'ambiente di lavoro moderno, ma non dovrebbe andare a scapito della motivazione intrinseca.

Ma con il giusto stato d'animo, è possibile avere l'orario che si desidera e anche amare il proprio lavoro.




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