• Cristina Speggiorin

Il reverse mentoring

Lo conoscete il reverse mentoring? E soprattutto siete consapevoli dei numerosi vantaggi che può avere se lo inserite nella vostra azienda?

Il mentoring è una pratica che spesso viene confusa con il coaching o con altre tipologie di attività.

Ciò che no viene mai confuso è la terminologia che lo contraddistingue: abbiamo due attori (un mentor e un mentee), delle attività da fare e quasi "un passaggio di consegne".

Generalmente il mentor è una persona matura, molto competente che sceglie un giovane di talento (il mentee) e lo supporta, lo guida, lo aiuta nel suo lavoro trasferendo anche molte conoscenze.

Ma se il mentee fosse proprio la persona che dovrebbe, secondo l'immaginario collettivo, essere il mentor? Che cosa succederebbe? E soprattutto è possibile? Certo che sì...avremo il reverse mentoring!

Il reverse mentoring

Ma che cos'è il reverse mentoring? E' uno strumento di formazione e crescita personale che ogni azienda ha a disposizione e che prevede il coinvolgimento di due attori: il mentor e il mentee...ma al contrario rispetto al già noto mentoring. Sì, perché il mentor in questo caso è il giovane, il millennial che è in azienda e che diventa la guida del mentee, una risorsa più "anziana" che ha bisogno di aggiornamento professionale, soprattutto nel mondo digitale.

Veramente? Sì, sembra impossibile ma il reverse mentoring funziona proprio così. Ecco perché si chiama reverse, perché funziona al contrario.

Ma perché inserire il reverse mentoring in azienda?


I vantaggi del reverse mentoring

Molteplici sono i vantaggi del reverse mentoring e qui ne vediamo alcuni:

  1. E' un ponte tra le generazioni in azienda. Attraverso di esso, la persona più giovane insegna l’attitudine digitale, offrendo innovazione e impulso creativo per la gestione dei progetti, l’organizzazione di riunioni a distanza, la promozione tramite i canali social e lo sviluppo della comunicazione interna; la figura senior trasferisce le competenze acquisite durante tutta la carriera professionale e la consapevolezza di quali siano i valori aziendali, le logiche di business e la strategia aziendale.

  2. Sostiene l'inclusività e aumenta l'age management. Se generazioni diverse collaborano insieme ciò diminuisce il gap generazionale e crea competenze, lavora sul senso di appartenenza e aumenta l'identità culturale

  3. Trattiene i talenti. Se c'è la possibilità di crescere anche trasversalmente le persone si sentiranno più considerate e più motivate.

  4. Condivide e integra visioni diverse.

  5. Aumenta la comunicazione interna con ricadute di efficienza ed efficacia sui processi

  6. Consolida le relazioni interpersonali e aumenta la produttività.

  7. Può essere economico.

Molti sono i vantaggi quindi, ma attenzione. Il reverse mentoring è un vero e proprio processo che deve essere supportato da una visione sistemica dell'azienda e da una metodologia strutturata.

Non confondiamo il reverse mentoring con un semplice scambio di informazioni tra mentor e mentee: tutto, come sempre, deve essere progettato ed inserito nell'organizzazione tenendo conto delle ricadute e degli "scossoni" che ogni cambiamento provoca.

E voi, siete pronti per il reverse mentoring o temete qualcosa?

Fatecelo sapere nei commenti.

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