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InMeta! Il nostro nuovo outdoor con il rugby

Per il 2018 abbiamo pensato ad un nuovo format per la formazione outdoor. L'abbiamo chiamato InMeta! perché utilizziamo il rugby. Curiosi di sapere come funziona?


InMeta! del 12 giugno

“…..mischia: i due piloni si legano al tallonatore e la prima linea è formata ; le due seconde linee infilano la testa tra le anche dei primi; le terze linee si uniscono ; prima il numero 6 ed il numero 7 ed infine la terza linea centro , il numero 8. Gli avversari fanno altrettanto; l’arbitro detta i tempi ; le due prime linee si ingaggiano. Sbuffi, fronti sudate, incitamenti, ordini; parte la spinta e con lei , il gioco…”

Non è la descrizione di un momento di test match tra due blasonate nazionali, ma di un outdoor nel quale un gruppo di manager sta vivendo l’esperienza di una partita di rugby.

Sì: prendiamo persone che alla mattina neppure sanno che cosa saranno chiamate a fare ed alla sera giocheranno un tempo di una partita a touch-rugby.

Abbiamo messo insieme un trainer, appassionato di rugby, Pietro Visconti, un allenatore, Cesare Lodigiani, e 4 giovani rugbysti e abbiamo costruito un divertente format. Per farvelo conoscere meglio, abbiamo intervistato direttamente lo staff. Ecco le domande che sono state fatte al trainer e all'allenatore.

D: Pietro, quando ti abbiamo chiesto di progettare un team building manageriale con uno sport, come mai hai pensato al rugby?

Pietro Alessandro Visconti, il trainer di InMeta!

R: Il rugby è la metafora perfetta delle dinamiche aziendali: in questo sport sperimenti fisicamente la comunicazione, il sostegno, la coesione, l’avanzamento ordinato, la condivisione delle strategie, la divisione dei compiti e la sinergia tra le persone. Una cosa è “parlare” di obiettivi condivisi tra diverse funzioni aziendali, altra cosa (e ben più potente) è farti provare a portare la palla in meta (obiettivo condiviso) attraverso la spinta dei piloni prima, l’apertura del gioco poi, il passaggio al compagno che meglio può avanzare e il sostegno (che è cosa diversa dall’ “ aiuto"). Quando veniamo “ placcati” (e quante volte nel lavoro di tutti i giorni veniamo “placcati” da un imprevisto, dalla concorrenza, dal mercato, dai nostri errori…), si ricomincia pensando sempre e solo ad avanzare, tutti insieme; perché è solo il collettivo che conta. Un sistema, che è il classico caso in cui vige la regola per cui le proprietà dello stesso sono diverse (auspicabilmente molto superiori) dalla somma di quelle delle parti di cui è costituito. In realtà non ho pensato al rugby: quando mi avete chiesto un team building con uno sport, semplicemente, ho visto solo la palla ovale.

D: Prima di essere trainer, sei uomo d'azienda: che cosa ti ha insegnato e ti insegna il rugby per il tuo ruolo in azienda e per il lavoro di gruppo?

R: Tantissime cose: esistono ruoli, è necessario il coordinamento, occorre comunicare efficacemente e con continuità, agire pressione. Bisogna saper avere fiducia nei tuoi compagni; l’unica via è l’avanzamento e la meta passa sempre attraverso le mani di un compagno. Il gioco è una cosa dura: si rispettano regole e avversari e l’arbitro non si discute mai. Mi ha insegnato che se ti muovi da solo sarai punito molto severamente dagli avversari, che se non impari dagli errori non hai possibilità di vincere, che se non metti tutto quello che hai, se ti fermi dieci centimetri prima dell’ impatto, sarà il tuo compagno a pagarne il prezzo: potrei continuare per ore, ma credo che se tutti, in azienda, interiorizzassero solo queste poche righe, sarebbe già molto più che sufficiente.

D: Immaginiamo che ogni volta che scendi in campo con In Meta, la giornata sia sempre diversa, il gruppo sia sempre diverso... Come trainer che cosa osservi? Quali sono le dinamiche più efficaci che si verificano in campo?

R : Si, ogni volta in un certo senso è diverso: diverso è il gruppo, diverse sono le “ risposte” ed i tempi delle “risposte” stesse, ma solo all’inizio. Nel procedere della giornata è come se le persone entrassero in un invisibile enorme imbuto che, spesso anche molto velocemente, le fa convergere verso quegli standard comportamentali caratteristici del rugby: coesione, spirito di squadra, obiettivo condiviso; per non parlare dell’ aspetto agonistico che spesso ci troviamo a dover “ frenare” ! Ma la cosa più bella è accompagnare le persone fuori dalle loro zone di comfort (e sperimentare questa cosa FISICAMENTE è un enorme valore aggiunto) e trovarsi, alla fine, coi partecipanti che ti dicono “…mai avrei pensato che ci sarei riuscito; mai avrei pensato che la questa giornata mi avrebbe così coinvolto; cavoli è proprio come da noi in azienda…”.


Passiamo ora a Cesare Lodigiani, l'allenatore.


D. Cesare, in InMeta! tu curi la parte tecnica. Che cosa ti diverte di più?


Cesare Lodigiani, l'allenatore che cura la parte tecnica di InMeta!

Sono oltre 25 anni che faccio l'allenatore, soprattutto nelle categorie giovanili per formare le nuove leve. Occuparmi della parte tecnica nel progetto InMeta! è stimolante e divertente! Mi trovo davanti persone adulte che solitamente non hanno mai conosciuto il rugby ma che manifestano la stessa curiosità ed intraprendenza dei giovani ragazzi che si avvicinano al nostro sport però con la razionalità dell'adulto. Adulti che comunque non si risparmiano a livello di impegno e volontà nel lavoro proposto sul campo. Mi piace perché trovi contemporaneamente la semplicità, la leggerezza, la curiosità e l'agonismo tipici dei ragazzini unite alla razionalità dell' adulto.


D. Il rugby è decisamente uno sport di contatto: come riesci a garantire la sicurezza in campo con giocatori non esperti come i manager d'azienda?

Sì, è decisamente uno sport di contatto. Per poter proporre il rugby nei vari aspetti tecnici che lo caratterizzano a persone non esperte e che non conoscono il gioco, occorre prima focalizzare in aula gli aspetti regolamentari e i principi tipici del rugby, anticipando teoricamente i gesti e le azioni del gioco. Poi sul campo si procede gradualmente in maniera pratica richiamando quanto anticipato in aula e proponendo esercizi e giochi propedeutici con livelli di difficoltà crescenti e controllati, placcaggio e mischia compresi, fino ad arrivare alla partita sviluppata con accorgimenti regolamentari che preservano al massimo l'incolumità dei manager.

D. Ci racconti il significato del Terzo Tempo?

Il terzo tempo è una tradizione tipica del rugby . Dopo i due tempi di gioco in campo (gioco molto duro, intenso e faticoso ) le due squadre, insieme nella club House della squadra ospitante, si trovano a mangiare e bere insieme come accade tra amici. È un momento conviviale dove partecipano anche famiglie e tifosi, in cui la rivalità agonistica che c'era fino a poco prima in campo viene sostituita da momenti di compagnia sereni, divertenti ....davanti a una buona birra !!!


Quante cose si possono fare con InMeta! Un teambuilding non solo divertente ma anche decisamente formativo. Non siete curiosi di provare anche voi?

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