• Cristina Speggiorin

Non fare storie, raccontale!

E' questo il titolo di un nostro nuovo percorso formativo. Un titolo immediato, una metodologia innovativa per dare spazio alle storie di ognuno di noi.


Ormai dovreste saperlo: ci piace inventare sempre percorsi nuovi, progetti diversi e portare in aula metodologie innovative.

E quindi sperimentiamo sempre anche integrando metodologie esistenti a temi nuovi e giochi diversi. Il tutto per poter portare in aula argomenti interessanti, aggiornati e soprattutto utili.


La "vecchia" formazione

Le slides? Utili, forse più per tenere il filo al trainer che non ai partecipanti.

La teoria? Solo se viene "passata" attraverso la pratica e se calata nella realtà aziendale.

I role play? Belli, a volte anche divertenti ma forse un po' conosciuti e prevedibili.

E allora? Ecco la nostra sperimentazione! Prove, diverse prove; tentativi, correzioni, errori...fantasia, curiosità e coraggio. I nostri corsi nascono così...da una sfida.

E' il caso anche dell'ultimo nato in casa E-Skill che abbiamo voluto chiamare Non fare storie, raccontale.

Vi piace il titolo? Sembra che tra i nostri partecipanti, il titolo sembri molto accattivante oltre che seduttivo.

Ma di che cosa si tratta?


L'empowerment con nuove tecniche Il percorso che proponiamo mescola diverse metodologie: lo storytelling, la mindfulness e la facilitazione dei gruppi. Il tutto con uno strumento potente e preciso: le carte fotografiche.

Un mix che si è rivelato molto efficace nei percorsi di empowerment e sviluppo personale, ma che può essere applicato a diverse tematiche e contenuti.

Parlare di sé, soprattutto con colleghi o altre persone che non conosciamo, all'interno di una cornica lavorativa, può essere difficile e laborioso. Si alzano inevitabilmente barriere e filtri che impediscono il vero confronto e il vero contatto con se stessi. Si perde la costruttività del mettersi in gioco, del confronto, dell'accettazione del feedback perché ci si sente giudicati. Nei percorsi di empowerment è necessario togliere tutto questo e il percorso che abbiamo messo a punto risponde proprio a questa esigenza.

Le carte fotografiche sono un ottimo strumento per facilitare l'espressione delle idee, il confronto e lo scambio. Offrono inoltre la possibilità di dare al partecipante l'opportunità di non parlare esclusivamente di sé e di avere una "via di fuga" che non lo escluda dal gruppo incentivando l'inclusione e l'integrazione. Parlare con le carte, infatti, dà l'occasione di parlare della carta e indirettamente di sé in un luogo e in una modalità assolutamente protetta.

La mindfulness aiuta il partecipante a prendere contatto con le proprie emozioni e il proprio ben-stare con se stessi e il gruppo ed infine lo story-telling facilita il racconto in sé, di sé e per sé.


Non fare storie, raccontale: le applicazioni

E così il nostro percorso diventa un modo per non fare storie, per non lamentarsi degli altri, dell'azienda, del caso, del caos ma di entrare in contatto con il proprio modo di lavorare, di essere al lavoro e con gli altri. Il tutto con l'integrazione di modelli teorici e contenuti attuali e che riflettono la realtà aziendale analizzata ed evidenziata grazie ad una microprogettazione con il committente particolarmente curata e mirata.

Le applicazioni di questo percorso sono molteplici: il diversity management, l'empowerment personale, il team building e il team working, le pari opportunità, la valorizzazione dei talenti, l'intelligenza emotiva.

Confronto, ricchezza, scambio con al centro il partecipante. Un effetto che ne alza anche la motivazione personale. Un corso nuovo, stimolante che lascia spazio alla fantasia, alla creatività e alla concretezza.

Al termine del percorso infatti ogni partecipante avrà redatto un piano di miglioramento personale immediatamente applicabile cui far seguire un incontro di follow up per monitorare i progressi ed individuare eventuali azioni correttive.


Un piccolo assaggio

Volete un assaggio? Guardate questa fotografia: rappresenta il vostro stare al lavoro. Che cosa vi racconta? Guardate i particolari: l'acqua, il costume della bambina, i piedi, l'espressione del volto... come si collegano al vostro stare al lavoro. La bambina chi é? Chi ha scattato la foto? Se fosse in bianco e nero cambierebbe qualcosa?

Cosa sta facendo la bambina? C'è qualcuno con lei? Cosa succederà tra 3 secondi?

E potremmo continuare all'infinito...quante storie avete raccontato sul vostro stare al lavoro? Sicuramente più di una e sicuramente almeno una è diversa da quella che fate sempre :-)

Se volete scoprire di più scrivete a c.speggiorin@e-skill.it

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