• Cristina Speggiorin

Pensare positivo? No, grazie

Oggi andiamo contro corrente o meglio contro il pensiero positivo. Stiamo impazzendo?

Dire io non penso positivo è una frase forte, d'effetto. Soprattutto se ci si occupa di coaching, di formazione e di empowerment come facciamo noi di E-Skill.

La Psicologia Positiva è alla base per esempio del coaching; avere fiducia, sviluppare autoefficacia e pensare di avere successo è alla base della motivazione, è il motore che ci spinge ad agire.

Ce lo dicono da sempre: scienziati, psicologi e citazioni più popolari sul web. Tutto incita a guardare il bicchiere mezzo pieno, a puntare sugli aspetti potenzianti per alimentare il raggiungimento di un obiettivo. Ma le cose stanno veramente così?


La Psicologia Positiva e il successo


Sì, stanno così: è indubbio che avere uno sguardo positivo al futuro, credere in una buona riuscita di un progetto o un'impresa, della realizzazione di un'idea o di un desiderio sia un motore potente. Non solo è indubbio ma lo dice la scienza. Migliaia di studi, ricerche ed esperimenti in ambito psicologico e sociale hanno portato alla luce risultati testati e provati che sì, pensare positivo fa bene.

Ma allora? Che cosa stiamo dicendo? Se fa bene, pensiamo positivo no?

No, o meglio non solo.

Con l'informazione alla portata di tutti, le notizie si divulgano in fretta e con lo scambio di opinioni, la democrazia che i social offrono (dove veramente tutti possono dire la loro), si è creato un falso mito del pensiero positivo. I dati di Martin Seligman (psicologo statunitense fondatore della Psicologia Positiva), frutto di ricerche più che trentennali, sono stati, a parere nostro, banalizzati in qualche modo a favore di una divulgazione di massa. La chiave forse sta tutta qui: il pensiero positivo fa bene. Seligman parla di felicità, di autorealizzazione, di fioritura personale e di ottimismo. E lo fa in modo scientifico: non è sufficiente pensare positivo, raccontarsi che tutto andrà bene, che ci riusciremo, che il progetto sarà un successo. Questo è solo la molla, la spinta, un balsamo che ci rafforza nella raccolta delle sfide quotidiane e lavorative ma non può essere l'unica cosa. La felicità e il successo sono costrutti complessi, signori. E il solo pensiero positivo non regge.

Diciamo che ciò che si è creato è una deformazione della Psicologia Positiva in un Pensiero Positivo ingenuo.


3 vantaggi e 3 svantaggi del Pensiero Positivo

Ma quindi? Dobbiamo immaginare scenari catastrofici? Bicchieri mezzi vuoti? NO, non si tratta di questo. Abbiamo già detto che i vantaggi del pensiero positivo sono tanti. Elenchiamone alcuni:

1. Garantisce alle persone dei piaceri

2. Quando si fantastica siamo più attenti ai nostri bisogni e allo stimolo che potrebbe condurci al soddisfacimento

3. Fantasticare è un potente strumento di esplorazione: consente di fare un'esperienza virtuale dei desideri senza che si agisca o ci si impegni. Bello, vero? Ma non è sufficiente

Infatti il Pensiero Positivo presenta anche molti svantaggi. Per par condicio ve ne presentiamo 3:

1. Il pensiero positivo non si rivela utile quando si tratta di realizzare quei bisogni che richiedono energia, sforzo e dedizione

2. Le fantasie positive tendono a bloccare le persone perché ci aiutano a rimanere passivamente in gioco

3. Le fantasie positive hanno l'effetto di rilassare (anche il corpo e non solo la mente) rendendo più difficile l'impegno concreto verso il raggiungimento dell'obiettivo


Insomma se ci limitiamo a pensare positivamente, saremo carichi, motivati ma potremmo scoprirci anche troppo rilassati o addirittura bloccati. Vi siete mai trovati, per esempio, a fantasticare su come sarebbero le cose in ufficio se si potesse attuare quel cambiamento che desiderate tanto, ma poi non avete fatto ancora nulla per avanzare una proposta, scrivere un progetto, fare un tentativo in quella direzione? Ma il pensiero continua a tornarvi e sì...cavolo, state bene e ci credete pure. Avvertite quel pizzicorio, quella voglia di fare, ma poi non lo fate. Come mai?


Io non penso positivo


Ci ha pensato Gabriele Oettingen, psicologa e ricercatrice tedesca, assistente dello stesso Seligman, a dare una risposta.

Il pensiero positivo è efficace nella realizzazione dei desideri e nel raggiungimento del successo, ma...nel breve periodo. Poi è necessario attivare anche il pensiero non positivo (attenzione, non abbiamo scritto negativo) che è essenziale per mantenere nel tempo la motivazione e (questo lo aggiungiamo noi) sviluppare la resilienza o, se vi piace di più, l'antifragilità. La Oettingen ha condotto in ben trent'anni di ricerca, esperimenti con diverse tipologie di popolazione in diversi ambiti al fine di dimostrare che pensare positivamente non è la panacea di tutti i mali. E l'ha dimostrato scientificamente riportando i suoi dati nelle riviste di settore e condensandoli poi nel suo saggio dal titolo Io non penso positivo.

Studenti, manager, casalinghe, donne e uomini, giovani e vecchi se si affidano solo al pensiero positivo, alle fantasticherie ottengono risultati peggiori di chi invece si attrezza pensando anche alle cose negative, a ciò che può andare storto.

Per raggiungere i nostri obiettivi quindi è meglio associare gli ostacoli a ciò che dobbiamo fare (comportamento strumentale) per superarli.


Un semplice esercizio


La Oettingen ha messo a punto un esercizio che chiunque può fare ogni qualvolta si definisce un obiettivo. Attenzione! Perché funzioni si deve farlo...non una volta. Sempre. E all'inizio anche più di una volta sullo stesso obiettivo fino a che non si raggiunge un certo automatismo. Ve lo riportiamo qui:

  • Definite l’obiettivo

  • Analizzate la componente emotiva: come vi sentirete quando l'avrete raggiunto?

  • Mettete a fuoco gli ostacoli che potrete incontrare

  • Elaborate un piano secondo la formula “Se… allora

Se volete essere felici e raggiungere la felicità...pensate anche un po' negativo. Sembra controintuitivo ma funziona.


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