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Perché è bene valorizzare le donne

Sono le più istruite e preparate, ma ancora soffrono di una discriminazione sul lavoro. Perché? In questo articolo ne esaminiamo alcuni motivi e spieghiamo perché è un danno economico non valorizzare le donne.


Il 18 luglio prossimo ci sarà il nostro #IamRemarkable, dedicato all'autopromozione delle donne. Ma perché è così importante parlare di donne al lavoro?

Secondo i dati del World Economic Forum, siamo primi al mondo per iscrizioni di donne all’università, ultimi in Occidente per partecipazione femminile al mercato del lavoro. In altre parole: stiamo buttando via la componente più istruita della popolazione. E poi ci chiediamo perché non si cresce.

I numeri dell'agenzia europea Eurofond sono chiari: l'Italia paga 88 miliardi di euro, cioè il 5,7% del Pil e il 23% di tutta la ricchezza dell'Europa a causa della discriminazione di genere.

Eppure le aziende continuano a privilegiare gli uomini alle donne e c'è ancora qualcuno che nei colloqui di selezione chiede alla donna: "Ma lei vuole dei figli?" oppure "Ma suo marito cosa ne pensa se le diciamo che deve viaggiare?" E altre amenità del genere che nessuno si sognerebbe mai di chiedere ad un uomo.

Sì, perché la discriminazione e il pregiudizio di genere sono insidiosi. Mai così palesi o dichiarati possono colpire indifferentemente tutti: uomini e donne che devono scegliere, vecchi e giovani, moderni e open minded come pure conservatori e tradizionalisti.

Purtroppo le cause sono da ricercare nella cultura e nella società. Spetta ancora alla donna il cosiddetto lavoro di cura. La gravidanza poi è una prerogativa femminile: anche la più volenterosa delle donne si deve assentare per un periodo dal lavoro perché "biologicamente" spetta a lei. Fare un figlio sembra che non tocchi l'uomo.

Ovviamente sono solo luoghi comuni e stereotipi appunto, qualcosa sta anche cambiando e non tutti guardano al genere, ma la situazione è ancora lontana dal ritenersi equa.

Infatti per cultura, tradizione e abitudine, spetta alla donna il carico della famiglia, dei figli e magari anche di genitori non autosufficienti. Volendo generalizzare... quanti uomini di fronte ad una proposta lavorativa pensano prima alla famiglia e poi alla proposta in sé? Quante donne invece di fronte alla stessa proposta lavorativa (sempre che venga fatta) pensano prima alla famiglia e poi alla proposta? Potremmo scommettere una cifra alta: se siamo onesti nella risposta il numero delle donne è decisamente superiore.

E a volte le colpevoli sono le donne stesse. I servizi poi sono molto scarsi: mancano asili nido (la cui nascita e creazione viene a volte osteggiata da condomini o proprietari delle strutture: un nido deprezza lo stabile, i bambini sono chiassosi...ecc), il part-time è sempre prerogativa femminile, pochi gli incentivi a favore della conciliazione tempi lavoro/famiglia.

Si tratta, come possiamo immaginare, di un discorso molto ampio che abbraccia convinzioni, schemi mentali, abitudini, pregiudizi retrogradi, società, cultura e...chi più ne ha più ne metta!

Ma se tutto è discutibile e a volte anche negabile, i numeri sono oggettivi e uguali per tutti.

Secondo l'Ocse le famiglie italiane sarebbero più ricche del 13%, se donne e uomini ricevessero lo stesso stipendio. Oggi invece in Italia solo il 50% delle donne ha un lavoro, contro il 66% degli uomini, e sono pagate 15€ in meno l’ora.

Infatti il Gender Gap Report del 2018 sostiene che nel nostro paese la differenza di salario medio fra uomini e donne è pari al 10,4%...come se una donna cominciasse a guadagnare per il suo lavoro solo a partire dalla seconda metà di febbraio.

L’accesso delle donne alle posizioni di vertice resta ancora molto basso e i miglioramenti, che pure ci sono, sono di fatto molto lenti: dal 2007 al 2017 il numero di dirigenti donna è passato dal 26% al 31%.

E ancora: nel 79% dei casi analizzati dall’osservatorio Jobpricing, gli uomini hanno retribuzioni superiori alle colleghe donne a parità di ruolo. E in Italia fra i laureati le donne sono il 53% del totale (circa 600.000 in più degli uomini).

Che effetto vi fa? Non è solo femminismo....è economia.


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